Uno scafo abbandonato, considerato una “barca scoglio”, nel 2005 diventa campione del Campionato del Mondo Powerboat P1.
Al fianco del Jolly Drive, Opac ha contribuito a trasformare una sfida impossibile in un laboratorio di innovazione. Oggi un libro ne ripercorre la storia.
Nel 2005 il Jolly Drive conquista il titolo nel Campionato del Mondo Powerboat P1, al termine di una stagione iniziata tra difficoltà tecniche, ostacoli organizzativi e premesse tutt’altro che incoraggianti. Una vittoria che ha rappresentato molto più di un successo sportivo: è la dimostrazione che determinazione, competenza tecnica e spirito di squadra possono ribaltare - a volte - anche gli scenari più complessi.
All’origine di questa impresa c’è una storia quasi incredibile, che parte da uno scafo da corsa ormai abbandonato sotto una siepe, considerato da molti una “barca scoglio” per le sue prestazioni deludenti: appena 50 nodi di velocità massima, quando le imbarcazioni concorrenti superavano stabilmente gli 80. Eppure proprio da quel relitto prende forma un’idea ambiziosa: recuperare lo scafo, riprogettarlo, prepararlo e portarlo a competere nel mondiale Powerboat P1 del 2005. Una sfida tecnica prima ancora che sportiva.
Quella straordinaria avventura è oggi raccontata nel libro “La sfida del Jolly Drive”, pubblicato dall'editore "Il Frangente" e scritto da Maurizio Bulleri, giornalista e conduttore televisivo che, oltre a narrarne la storia, ne è stato protagonista diretto come membro dell’equipaggio insieme a Riccardo Fatarella e Andrea Bergamini. Il volume ripercorre dall’interno una delle pagine più intense della motonautica internazionale, mettendo in luce non solo l’aspetto agonistico, ma anche il valore umano e tecnico di un progetto costruito con visione e tenacia.
Il ruolo di Opac: oltre la sponsorizzazione
Opac ha affiancato il team Jolly Drive nel corso degli anni in tutte le competizioni motonautiche, contribuendo in modo sostanziale anche alla stagione iridata del 2005. Il suo supporto non si è mai limitato alla visibilità del marchio. Le competizioni offshore rappresentano un banco di prova estremo: velocità elevate, impatti violenti sull’onda, vibrazioni continue e condizioni operative al limite mettono a dura prova uomini e materiali. In questo contesto, la gara diventa un vero laboratorio di ricerca e sviluppo — un approccio analogo a quello adottato nel motorsport automobilistico, dove l’innovazione nasce spesso in pista.
In questo ambito, già nei primi anni di collaborazione tecnica, Opac progettò e realizzò internamente sedute imbottite “ad hoc”, sviluppate per attenuare i colpi dovuti ai salti sull’onda.
L’obiettivo era chiaro. Si trattava di migliorare l’assorbimento delle sollecitazioni fisiche, ridurre l’affaticamento e consentire ai piloti di mantenere elevati livelli di concentrazione anche nelle condizioni più impegnative.
All’epoca si trattava di soluzioni pionieristiche. Opac è stata precursore di questi sistemi, testandoli per diversi anni direttamente in gara e maturando un know-how concreto in condizioni reali.
In seguito, il settore si è evoluto e diverse aziende si sono specializzate nello sviluppo di sistemi ammortizzanti sempre più sofisticati. Oggi le sedute ammortizzate rappresentano una tecnologia avanzata, impiegata non solo nelle competizioni ma anche su imbarcazioni veloci in ambito professionale e militare.
Un’eredità che continua
La vittoria del 2005 non è stata soltanto un traguardo sportivo. È stata la conferma che innovazione, sperimentazione e collaborazione tecnica sono leve strategiche fondamentali per raggiungere risultati di eccellenza. L’esperienza maturata in quegli anni continua a influenzare il suo approccio progettuale: testare, migliorare, anticipare le esigenze e sviluppare soluzioni affidabili anche nelle condizioni più severe.
